VECCHIE ABITUDINI
All’ombra del castello di Castell’Arquato, ogni estate, c’è sempre qualcuno a cui piace fare le cose come decenni fa: rimboccandosi le maniche, piantando il tendone, scaricando l’auto dal carrello, se non portata sulle sue ruote e correndo tra le colline del piacentino, in mezzo a balle di fieno, con la gente a seguire tranquillamente dal balcone di casa. Qui si predilige il Lambrusco nella scodella e il panino col salame: siamo alla Vernasca Silver Flag. Manifestazione organizzata dal Club Piacentino Auto d’Epoca, supportato dall’Automotoclub Storico Italiano; dove chi corre è spesso chi si occupa della messa a punto delle auto e non ci si preoccupa più di tanto se la carrozzeria non è stata trattata con certi superprodotti spaziali di cui si parla sui social.

Eppure, alla Vernasca Silver Flag capita sempre di vedere vetture dalla grande storia, che hanno corso coi team ufficiali e con le più grandi leggende del volante. Un parco vetture che, tra partecipanti e guest, si arriva a più di 180 equipaggi. Quest’anno, alla trentesima edizione della Vernasca Silver Flag, il tema principale è stato quello delle auto che hanno fatto la storia del Rally e delle relative livree. Colori, motori e uomini che hanno fatto sognare e tutt’ora oggetto di un misto tra venerazione e nostalgia.

In questa edizione della Vernasca Silver Flag ci sono stati dei grandi ospiti illustri. L’ex pilota di Formula 1 Thierry Boutsen ha partecipato al volante della DeTomaso Pantera Gruppo 4, vecchia conoscenza di chi assiste alla Vernasca da anni, vettura che questa volta è stata alla ricerca di un nuovo proprietario.

Jurgen Barth, vincitore della 24 Ore di Le Mans 1977, si è mostrato al volante della Jaguar XK120 OTS.

L’ex co-pilota e campione del Mondo rally Christian Geistdorfer ha fatto tremare tutti con l’Audi Quattro S1, che fu a suo tempo affidata a Walter Röhl.

Il collezionista Corrado Lopresto ha portato in mostra l’Alfa Romeo 6C 2500 Freccia D’Oro, iscritta alla Carrera Panamericana nel 1950.

Il cowboy delle corse, l’iconico Arturo Merzario, si è fatto le colline piacentine con l’Alfa 1750 GTAm, una sua vecchia conoscenza, insieme alla Scuderia Sant Ambroeus.

Bell’intro alla Vernasca Silver Flag con alcune vecchie conoscenze a fare da apripista, come la Clio Williams, in condizioni che potremmo definire da concorso; la 128 verde fluo, con tutta la sua bella aurea di autenticità con graffi e bottarelle guadagnate sul campo di battaglia e la Lamborghini Huracan, pensionata dal GT3.

Interessante la Giulietta, quella transaxle disegnata da Ermanno Cressoni, in divisa della Polizia di Stato, anche se resterebbe da capire il mix tra interni della prima serie e paraurti della terza.
Curiosità attorno ad un nuovo tipo di carburante, adatto alle storiche e rispettoso dell’ambiente, in uso sulla Flaminia carrozzata Touring portata in scena dal presidente dell’ASI.

Nella categoria Turismo, alla Vernasca Silver Flag, si comincia a fare ancora più sul serio. Abarth in grande slancio, con 850 TC e 1000 TC Corsa. MG, con la Magnette ZA, una tipica berlina british con radica e cavalli, ci ha fatto dimenticare quei suv cinesi che spesso becchiamo in giro con lo stesso marchio.


Alfa sempre presente con 1900, Giulia berlina, Giulia GT, GTA ma pure con la 156, ex Nicola Larini, che ha corso nel WTCC e l’Alfasud Trofeo, dell’omonimo campionato monomarca.


Anche gli Yankee si sono uniti alla festa con due pesi massimi: Ford Mustang e Chevy Camaro Z28.


Giù di Scorpioni e Biscioni, alla Vernasca Silver Flag, anche nella categoria Grand Turismo. Una delle poche uscite in pubblico per l’Alfa Romeo Giulietta carrozzata da Michelotti, appartenente alla collezione di quel pazzo di Axel Marx, un pezzo unico al mondo. Sempre di Lopresto la 1900 TI Super Pininfarina, più le diverse Montreal, Giulietta, 1900 e Giulia accorse, tra cui una Giulietta firmata Zagato.


Sempre della combo Alfa e Zagato, alla Vernasca Silver Flag, abbiamo trovato le TZ, TZ2, TZ3 Stradale, motorizzata col V8 Maserati, e TZ3 Competizione, nata sulla base della Dodge Viper.

Tra le Abarth ben due OT 1300, la variante pestifera della Fiat 850 coupé.

Interessantissima la storia della BMW 700, in forze con la Scuderia Sant Ambroeus: vettura che ha già solcato questo percorso ai tempi in cui la Vernasca Silver Flag è stata una vera gara, alla cui guida si sono alternati due piloti che, col tempo, hanno lasciato i loro segni indelebili su tessuto e imbottitura del sedile.

La DB Deutsch Bonnet HBR5, che unisce la visionaria meccanica Panhard con delle carrozzerie in fibra di vetro realizzate nel mantovano, è una di quelle che non si stancherà mai, neppure dopo tante edizioni, di venire alla Vernasca Silver Flag.


Marcos GT 3000, Sunbeam Tiger, e AC 289 Cobra sono delle straniere che, per via della loro rarità, non sono riuscite a passare inosservate.


Meravigliose in coppia le due Lancia Aurelia B20, a cui l’aria di campagna ha fatto molto bene, così pure la monumentale Aston Martin DB5, uguale a quella di 007.

Nella categoria Sport della Vernasca Silver Flag si è ulteriormente saliti di livello. Le OSCA 1100 e 187 ci hanno, per un momento, fatto dimenticare di come tale mitico marchio, fondato dai fratelli Maserati, sia attualmente riciclato per rimarchiare modelli cinesi commerciali.


Ferrari, con 340 MM e 856, ha fatto battere forte il cuore come sempre, sfidando le Lotus 11 e le Maserati, A6GCS e 200S.
La Kurtis 500 S, motorizzata Cadillac, sembra una hot rod, e forse lo è davvero, ma è stata una delle auto più curiose di questa trentesima Vernasca Silver Flag.

Tra le monoposto, iscritte alla Vernasca Silver Flag, si è vista una rassegna di grandi nomi, molti dei quali purtroppo non più in vita, che hanno dato la possibilità ad aspiranti piloti di farsi un curriculum vitae sull’asfalto: come Stanguellini, Lola, March, Chevron, Brabham, De Santis e tanti altri.

Qui, con le Rallyssime alla Vernasca Silver Flag, si è voluto celebrare gli anni più belli del WRC. Grande squadrone di Lancia Fulvia a ricordare il Drago, Sandro Munari, che ha corso proprio con alcuni di questi esemplari qui presenti.


Senza dimenticare, sempre in casa Lancia, alcune portate sullo sterrato dai piloti dello scudo blu: delle 037, delle Delta, anch’esse molte passate dal team ufficiale, e Delta S4.


Tante le Fiat Ritmo presenti, a ricordare di come anche Fiat, con l’aiuto di Abarth, giocava duro, insieme alla 131 in livrea Alitalia e alla Punto della collezione Macaluso.


Una rude coppia di Alfetta GTV6, con un ruvido assetto da safari, sono stati una visione poco frequente a queste manifestazioni, eccole qui, alla Vernasca Silver Flag, a far da guardiani alla 185T con cui Eddie Cheever e Riccardo Patrese hanno corso il Campionato di Formula 1 nel 1985.


Subaru Impreza STI prima serie e Toyota Celica DT 185 sono state la perfetta testimonianza di anni splendidi, di quando la moltitudine di marchi partecipanti e la vicinanza di tali vetture coi modelli di serie era tale da far emozionare gli spettatori.

Che dire poi del Mitsubishi Pajero prototipo? Reduce dalla Parigi Dakar del 1988, durante la quale si è ritirata, ma dopo aver combattuto con tenacia.

Tra le anteguerra, iscritte alla Vernasca Silver Flag, abbiamo visto passare tra i colli piacentini pezzi come Bentley Blower, Fiat 508 S Aereodinamica, Lagonda LG 45 e Invicta 4.5. Praticamente un tripudio di antichità inglesi.


Numerosi i riconoscimenti conferiti a molte delle bellezze partecipanti a questa Vernasca Silver Flag:
La Ferrari 340 MM si è aggiudicata il Trofeo ASI come la vettura meglio conservata.
La Lancia Aprilia Paganelli è stata eletta come quella dal miglior restauro.
La Best of Show tra le vetture del dopoguerra è stata la Giulietta Michelotti di Axel Marx, portata sulla griglia di partenza da Emanuele Tiozzo.
La Maserati 6CM è stata classificata come Best of Show tra le anteguerra.
La March G86, coi colori della Beta, è stata premiata come quella dalla livrea più evocativa.
La migliore tra le Granturismo è stata la Giulietta SS, appartenente a Bodega Giuseppe.
Il premio dedicato al grande pilota Sandro Munari è andato alla Quattro S1.

La 156 ex Larini ha ricevuto il premio Giuseppe Merosi, dedicato a uno degli uomini che hanno reso grande l’Alfa.
Il Trofeo Paolo Silva, di questa Vernasca Silver Flag 2026, è stato aggiudicato dalla timida ma combattiva BMW 700 di Guido Emilio Maria Bossi.
Trofeo del Presidente per la replica della Jaguar D Type, firmata Lynx, quella che possiamo definire una copia d’autore.
Il Trofeo De Adamich non poteva che andare ad un’Alfa Romeo, in questo caso alla GTA 1300 Junior.
Il titolo di Vettura più Elegante, alla memoria dello stilista Giuseppe Figoni, di origini piacentine e cofondatore della carrozzeria Figoni et Falaschi, è stato conferito all’Alfa 6C 2500 Conte Trossi.


La Vernasca Silver Flag è ormai un’istituzione, un faro tra gli eventi di auto storiche, dove si rinuncia ben volentieri ai tappeti rossi, pur di rivivere delle sensazioni quanto più vicine a quelle vissute dai nostri padri e nonni. Sarebbe quindi un peccato se, per noi più giovani, certe situazioni venissero edulcorate dalla loro, splendida, forma originaria.

Testo e fotografie di Augusto Pellucchi

